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Recentissimi risultati di uno studio attinente la possibilità di trapianto combinato di cellule epiteliali limbari e cellule stromali in casi di cheratopatia associata all’aniridia congenita

In vista del XII Congresso Nazionale di Aniridia Italiana APS, che si svolgerà dal 16 al 18 ottobre 2026 presso lo Zanhotel Europa di Bologna, vi proponiamo una lettura su un argomento che sarà citato nelle giornate di studio.

Il 23 luglio 2026, sulla rivista medica internazionale JAMA Ophthalmology (mensile sottoposto a revisione paritaria fondata a New York nel 1869 e che si occupa di tematiche legate all’occhio e alla vista) è stato pubblicato un articolo che racconta di uno studio relativo a un nuovo trattamento con cellule staminali che potrebbe migliorare la vista in soggetti con cheratopatia associata all’aniridia (ARk – Aniridia-related keratopathy).

La cheratopatia associata all’aniridia (aniridia causata da mutazione del gene PAX6), finora priva di una terapia specifica, è una condizione della superficie dell’occhio caratterizzata da deficienza delle cellule staminali limbari, difetti dell’epitelio a causa, ad esempio, di fibrosi ( = cicatrizzazione causata da accumulo disordinato e rigido di collagene) subepiteliale e crescita del tessuto congiuntivale sopra la cornea, che progressivamente diventa più spessa e opaca, con conseguente peggioramento della capacità visiva.

Grazie ai finanziamenti del Medical Research Council, della Moorfields Eye Charity e del NIHR Biomedical Research Centre del Moorfields Eye Hospital, per affrontare questo problema, alcuni ricercatori del Moorfields Eye Hospital e dell’Institute of Ophthalmology dello University College London (UCL) hanno sviluppato uno scaffold di collagene, cioè una struttura di supporto (dall’inglese, scaffold = impalcatura), prodotto secondo le norme di buona fabbricazione (Good Manufacturing Practice – GMP), progettata per veicolare nell’area interessata contemporaneamente cellule staminali epiteliali limbari allogeniche ( = provenienti da donatori) e cheratociti stromali ( = principale tipo di cellule che compone lo stroma della cornea), al fine di supportare la rigenerazione del tessuto danneggiato o di sostituirlo.

Si tratta del primo utilizzo a fini ottici di uno scaffold di collagene contenente entrambe queste tipologie cellulari.

Questo innovativo trattamento chirurgico prende il nome di trapianto Real Architecture for 3D Tissues–Ocular Surface (RAFT-OS) ed è giunto alle prime fasi della sperimentazione sull’essere umano, che ha coinvolto nove pazienti: in ciascuno di essi è stato sottoposto all’intervento un solo occhio, mentre l’altro è servito come confronto di eventuali differenze post-impianto.

Lo studio prevede due endpoint, cioè obiettivi posti sulla base di parametri misurabili e definiti in anticipo, che i ricercatori utilizzano per stabilire con precisione se un trattamento è efficace e sicuro e per evitare interpretazioni soggettive dei risultati.

  1. L’endpoint primario, per mezzo del quale principalmente si calcola il successo o il fallimento della sperimentazione, è la sicurezza e la normalizzazione della superficie oculare a 3 e 12 mesi, misurate mediante il punteggio della superficie oculare (OSS – Ocular Surface Score), che valuta la salute della superficie oculare e la gravità del danno alla superficie dell’occhio.
    Più l’indice OSS è alto, più la situazione è complicata: 0-5 lieve, 6-10 moderata, 11-15 grave.
    All’inizio dello studio, i pazienti presentavano una situazione moderata in entrambi gli occhi, con una gravità leggermente maggiore in quello destinato al trattamento (punteggio medio di 9,4) rispetto a quello non trattato (punteggio medio di 8,4).
    Dopo l’intervento:
    • nell’occhio trattato, la salute della superficie oculare è nettamente migliorata: dopo 3 mesi il punteggio è sceso a 5,9 (raggiungendo per poco la fascia del danno lieve) e, a distanza di un anno, il punteggio si è assestato a 6,7 (restando comunque migliore rispetto alla situazione di partenza);
    • nell’occhio non trattato, nel corso dell’anno di osservazione, non sono stati registrati miglioramenti significativi, mantenendo sostanzialmente un punteggio OSS invariato (sceso da 8,4 a 8,0).
  2. L’esito secondario apporta informazioni aggiuntive (es. qualità della vita del paziente, durata del beneficio o presenza di effetti collaterali specifici) e comprende il miglioramento dell’acuità visiva meglio corretta (BCVA), misurata mediante:
    • gli esiti riferiti dai pazienti tramite:
      • Visual Function Questionnaire (VFQ-25) -> questionario di 25 domande usato come specifico riferimento mondiale per valutare l’impatto dei problemi oculari sulla qualità della vita (benessere fisico, mentale e sociale) e sulle attività quotidiane del paziente;
        • 36-Item Short Form Survey (RAND-36) -> uno dei questionari più utilizzati al mondo per misurare il benessere percepito dal paziente e l’impatto che lo stato generale di salute ha sulle sue attività quotidiane;
    • tavole di acuità visiva Early Treatment Diabetic Retinopathy Study (ETDRS).
      Dagli oculisti è solitamente presente la tavola (cartacea) di Snellen (medico olandese che la inventò nel 1862), nella quale sono scritte, disposte in 10-11 righe, lettere maiuscole (o, ad esempio, disegni), rimpicciolite e sempre più numerose riga dopo riga, man mano che si scorre verso il basso, e che si fanno leggere ai pazienti per calcolare la loro capacità visiva.
      La tavola di Snellen è però solo un modello tra le tavole ottotipiche (o optometriche) esistenti, cioè quelle con cui si misura la nitidezza della vista (visus).
      Infatti, nelle ricerche cliniche (c.d. trial) oculistiche, è la tavola ETDRS (pensata originariamente unendo due parametri precedenti nell’ambito di uno studio del 1982 per il trattamento precoce della retinopatia diabetica) il metodo scientifico standard per misurare l’acuità visiva.
      Su di essa:
      • sono comunemente presenti 14 righe;
      • in ogni riga sono raffigurate 10 lettere maiuscole (o, ad esempio, disegni) selezionate (c.d. lettere di Sloan), considerate aventi difficoltà di lettura molto simile (C, D, H, K, N, O, R, S, V, Z);
      • le lettere di Sloan sono posizionate in ciascuna riga bilanciando lettere più “facili” da leggere (Z, N, H, V, R, K, dai tratti segmentati) e “difficili” (C, O, S, D, dai tratti curvilinei) e mescolando la loro sistemazione tra centro o margine della riga (parrebbero essere più leggibili le lettere esterne, in quanto mantengono un lato “libero”); sono state inoltre eliminate, ad esempio, la A e la I, molto riconoscibili;
      • le lettere sono disposte a distanza uniforme;
      • la dimensione delle lettere delle righe muta dalla più grande alla più piccola seguendo una progressione geometrica precisa (cioè basata su logaritmi).

Per queste caratteristiche e poiché ogni lettera letta vale 0,02 punti della scala logMAR (logaritmo dell’angolo minimo di risoluzione) adottata dalla tavola ETDRS, essa permette di misurare l’acuità della vista in modo più preciso rispetto a quanto è possibile fare con la tavola di Snellen (metodo tradizionale per le visite oculistiche di controllo, che percepisce meno piccole variazioni, basandosi sul conteggio delle singole righe e una valutazione in decimi, in quanto non è pensata per monitorare l’andamento di patologie, ma valutare rapidamente l’efficienza visiva della popolazione sana).

Gli occhi sottoposti al trapianto sono riusciti mediamente a leggere complessivamente 24 lettere della tavola ETDRS in più rispetto a prima (con riferimento a questo tipo di tavole, il punteggio è calcolato esclusivamente sul totale delle lettere individuate correttamente, a prescindere dalla loro distribuzione tra le righe).

Ciò equivale, in base alla tavola di Snellen, a un incremento della BCVA media dall’iniziale <20/1600 a 20/1280 alla fine del follow up, mentre negli occhi controlaterali la BCVA media risultava 20/640: le frazioni che rappresentano i punteggi non possono essere semplificate in quanto indicano:

  • al numeratore, la distanza fisica di 20 piedi (tipica nei Paesi anglosassoni, pari a circa 6 metri), tra il paziente e la tabella optometrica, a cui è stato eseguito l’esame;
  • al denominatore, la distanza a cui un occhio sano riuscirebbe a leggere quella stessa identica riga di lettere.

Lo studio ha coinvolto 9 partecipanti (di cui un terzo donne], di età media di 50,6 anni, e il cui reclutamento si è svolto tra febbraio 2022 e aprile 2024.

La ricerca scientifica è stata impostata come:

  • non randomizzato -> l’assegnazione dei partecipanti non è avvenuta in modo casuale (es. per sorteggio) ma in seguito a scelta dei medici o dei ricercatori in base a criteri specifici;
  • a braccio singolo -> tutti i pazienti ricevono il trattamento in fase di studio e manca un secondo “gruppo di controllo” che riceve un placebo o una terapia standard per operare un confronto diretto in tempo reale, mentre l’efficacia viene valutata confrontando i risultati dello studio clinico con i dati storici noti dell’andamento della malattia;
  • in aperto -> paziente e medico sanno consapevoli del coinvolgimento nella sperimentazione.

Questo metodo di lavoro viene spesso utilizzato nelle prime fasi della ricerca (es. fase I o II) o, ad esempio, in occasione di malattie rare (oppure oncologiche gravi), quando testare un placebo sarebbe eticamente inaccettabile o quando si vuole osservare rapidamente la tollerabilità e la risposta iniziale a una nuova cura molto promettente.

Lo studio si è concluso definitivamente nell’aprile 2025; il follow-up è stato di 12 mesi e l’analisi dei dati è stata effettuata da maggio 2025 a febbraio 2026.

Un evento avverso grave verificatosi precocemente ha determinato una modifica del protocollo di produzione; mentre successivamente non si sono verificati altri eventi di sicurezza maggiori correlati a RAFT-OS. Due partecipanti hanno sviluppato difetti epiteliali persistenti.

Così, secondo Sajjad Ahmad, autore dello studio, chirurgo oftalmico consulente presso il Moorfields Eye Hospital e professore di rigenerazione corneale presso l’Institute of Ophthalmology dello University College London (UCL), il trattamento si è dimostrato efficace e con risultati significativi nei confronti di una patologia progressiva precedentemente non trattabile e destinata a provocare peggioramento e/o perdita della vista: il trapianto RAFT-OS è risultato fattibile ed è stato associato a un miglioramento precoce della superficie oculare, parzialmente mantenuto fino a 12 mesi, senza rilevanti problemi di sicurezza, benché siano comunque necessari ulteriori studi controllati con follow-up più prolungato per definirne la sicurezza e gli effetti clinici.

I ricercatori intendono ora proseguire il lavoro attraverso uno studio clinico di dimensioni maggiori, con l’obiettivo di raccogliere ulteriori evidenze sull’efficacia del trattamento e arrivare alla sua approvazione come potenziale approccio terapeutico nell’ambito del servizio sanitario nazionale britannico (NHS). La ricerca di un trattamento efficace e duraturo nasce infatti dalle difficoltà della gestione convenzionale di questa patologia, in quanto, ad esempio:

la cheratoplastica perforante spesso fallisce perché la patologia dell’ospite recidiva nel tessuto del donatore;

gli attuali approcci di ricostruzione della superficie oculare, come l’allotrapianto cheratolimbare e il trapianto allogenico di cellule epiteliali limbari coltivate, presentano una durata variabile;

l’effetto degli approcci basati esclusivamente sull’epitelio tende spesso a ridursi oltre i 12-24 mesi