
Trattamenti farmacologici: il primo livello di intervento
Il trattamento dell’opacità corneale dipende dall’eziologia e dalla gravità del quadro clinico.Le forme superficiali possono beneficiare di terapie farmacologiche, ad esempio a base di cortisone o altri agenti anti-infiammatori, utili a ridurre edema (gonfiore provocato dall’accumulo anomalo di liquidi nell’organismo) e infiammazione.
Inoltre, la prevenzione resta prioritaria: benché non ripristinino la trasparenza della cornea nei casi più avanzati, questi trattamenti svolgono un ruolo cruciale nel controllo dei sintomi della progressione dell’opacità corneale e nella stabilizzazione della superficie oculare.
Tecniche laser: un’opzione per le opacità superficiali
In determinati casi, specificatamente valutati caso per caso dal medico oculista seguendo una precisa analisi scientifica personalizzata incentrata sulla singolarità della capacità reattiva e di recupero del singolo occhio, anche in relazione allo stato della degenerazione della patologia in essere, è possibile ricorrere ad alcune tecniche laser come la cheratectomia fototerapeutica (PTK – Photo-Therapeutic Keratectomy), basata sull’ablazione controllata (asportazione chirurgica) dello strato epiteliale, della membrana di Bowman e dello stroma anteriore (più superficiale, 10-20% circa del totale), consentendo di rimuovere tessuto opacizzato e regolarizzare la superficie corneale: i risultati sono generalmente buoni, nella casistica normodotata mentre, ovviamente, in pazienti con aniridia, i risultati e il successivo rischio di recidiva dipendono, come detto, caso per caso anche dallo stato di progressione della patologia di base e dei relativi sintomi in essere.
Nella PTK l’epitelio, che si dovrebbe poi rigenerare in meno di una settimana (grazie anche a una speciale lente a contatto protettiva), spesso viene rimosso:
- manualmente, con una sostanza alcoolica o con uno strumento chirurgico sterile secondo la tecnica classica della cheratectomia fotorefrattiva (PRK – Photo-Refractive Keratectomy), usata per correggere i difetti visivi);
- con un primo intervento trans-epiteliale del laser (cosiddetta Trans-epithelial PTK – transPTK), mentre il trattamento laser vero e proprio sulla parte interessata levigherà poi in pochi secondi e con anestesia topica (effettuata per mezzo di colliri) irregolarità o opacità fino allo stroma anteriore.
La PTK non richiede tessuti da donatore né suture, rendendo rapido il recupero.
La membrana di Bowman (un sottile strato di collagene acellulare tra epitelio e stroma) non ha la capacità di rigenerarsi autonomamente e non viene sostituita ma, solitamente, l’occhio si adatta bene lo stesso e, al suo posto, tra epitelio e stroma si forma:
- talvolta, un tessuto cicatriziale (haze), quale risposta riparativa a breve-medio termine, costituita da un accumulo irregolare di collagene e altre cellule che può causare opacità corneale e vista annebbiata ma che, spesso, si riassorbe con il tempo o dopo terapia farmacologica;
- raramente, dopo molti anni, un “Bowman’s like layer”, un sottile strato di collagene acellulare che tenta di imitare la struttura dell’originaria membrana di Bowman, senza generalmente interferire con la trasparenza della cornea.
Solitamente la PTK è praticata come alternativa conservativa per evitare o rimandare un trapianto e non corregge i difetti refrattivi (es. miopia, astigmatismo), di cui si occupa la PRK.
Non bisogna confondere la PTK, trattamento più “uniforme”, con altri tipi di intervento.
La cheratectomia terapeutica personalizzata sequenziale (SCTK – Sequential Customized Therapeutic Keratectomy) è un’evoluzione della PTK che:
- applica un approccio trans-epiteliale (cioè in cui la cornea non entra in contatto diretto con strumenti chirurgici) e in più passaggi;
- è personalizzata, poiché l’operazione viene pianificata sulla base di immagini dell’occhio del paziente, non solo per regolarizzare tessuto corneale superficiale alterato ma anche per modellare la cornea e per trattare, spesso prima di un intervento di cataratta, le aberrazioni corneali di alto ordine (HOAs – High Order Aberrations) che la PTK non corregge.
Vantaggio principale della SCTK è che tratta le HOAs corneali rimuovendo una quantità minima di tessuto.
La procedura rimodella la superficie corneale, con priorità sull’eliminazione delle HOAs piuttosto che sulla correzione dell’ametropia, cioè il difetto di rifrazione dell’occhio che impedisce di mettere correttamente a fuoco le immagini sulla retina, causando una visione sfocata e le cui forme principali sono miopia, ipermetropia, astigmatismo e presbiopia. Per questo motivo, tali difetti refrattivi possono aumentare dopo la SCTK, ma un successivo intervento chirurgico con impianto di cristallino artificiale (IOL – IntraOcular Lens) può eliminare queste aberrazioni di ordine inferiore (LOAs – Lower Order Aberrations).
In occhi con una cornea altamente aberrata, la SCTK può eliminare abbagliamento e aloni causati dalle HOAs e ottimizzare la precisione delle biometrie preoperatorie.
Anche i pazienti con una precedente chirurgia fotorefrattiva superficiale (PRK) o intra-stromale (es. LASIK, ReLEx SMILE, CLEAR, ICR/Intacs) possono essere trattati con sicurezza, poiché la procedura rimuove solo tessuto in aree non precedentemente ablate.
Inoltre, la SCTK può aumentare il numero di candidati idonei all’impianto di un cristallino premium, che possono essere multifocali, progressivi da lontano fino a distanza intermedia (EDOF -Extended Depth of Focus) e/o toriche (specifiche per l’astigmatismo), a differenza dei cristallini standard, che hanno capacità di correzione visiva mono-focale (solitamente da lontano).





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